Mode 2: Il nuovo modello di comunicazione scientifica

La comunità scientifica per superare la crisi socio-economica che si fa largo già a partire dal secondo dopoguerra è chiamata ad adottare un nuovo modo di fare scienza. La risposta a questa profonda esigenza viene dallo sviluppo di un nuovo modello di produzione della conoscenza scientifica definito Mode 2 che per molti autori non ha sostituito per intero il precedente Mode 1, ma lo ha soltanto affiancato. Se prima,  infatti, erano gli scienziati a decidere cosa, quando e perché studiare un determinato fattore, adesso le ricerche sono costrette a svincolarsi da quelli che erano criteri puramente intellettuali e a prendere in considerazione anche quelle che sono le richieste e le ricadute sociali.

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La scienza post accademica

In questi ultimi anni si sta vivendo una fase di forte sviluppo scientifico e tecnologico e la scienza, grazie a questo vorticoso progresso, sta sempre più occupando un ruolo egemone all’interno della società moderna. Spesso è capace di far scoppiare guerre o di farle vincere,di spostare enormi capitali economici, di determinare il licenziamento o l’assunzione di un gran numero di lavoratori, modificare quindi gli schemi lavorativi e tal volta generare pressioni in grado di condizionare la politica di un’intera nazione o addirittura mondiale.
Non c’è scienza, però, senza comunicazione (Castelfranchi, Pitrelli 2007), e ad uno sviluppo dell’una, per forza di cose non può che rispondere lo sviluppo dell’altra. Si crea dunque una comunicazione scientifica che con il tempo si è elevata al ruolo di “quarto potere” nell’ambito scientifico.

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